CA’ VENIER-IL BAZZANI TORNA EVENTO DEL DELTA-C’è il parterre delle grandi occasioni.

CA’ VENIER-PORTO TOLLE (RO), Il trio organo e archi Anderlini-Vignato-Favero, tutti artisti veneti di grande spessore culturale, hanno dato vita al poetico e vibrante secondo concerto del Festival Antichi Organi del Polesine, nel pomeriggio di ieri 4 dicembre, in quel di Ca’ Venier, nella chiesa di San Nicolò vescovo.

L’esibizione del Giacomo Bazzani del 1887 è ormai un evento che attira molto pubblico e stringe la piccola comunità di Ca’ Venier attorno al suo antico organo. In prima fila, in semi incognito, accanto al parroco don Stefano Doria, sedeva il vicario generale della Diocesi di Chioggia, monsignor Francesco Zenna, a significare la partecipazione dell’ente patrocinatore ai valori del Festival: valorizzazione degli organi antichi come strumenti di bellezza che predispongono alla spiritualità ed alla condivisione comunitaria. Dall’altra parte della navata il sindaco di Porto Tolle, Roberto Pizzoli e la vicesindaco Silvana Mantovani.

Il concerto, organizzato da Asolo musica, Regione Veneto e Mic col patrocinio della Diocesi di Chioggia, la collaborazione della Parrocchia di San Nicolò, il patrocinio della Provincia di Rovigo, il patrocinio ed il contributo del comune di Porto Tolle è stato un avvolgente abbraccio di immagini, malinconie, ricordi, allegre fughe e cinguettii ariosi, in cui i brani per organo solo si sono alternati a composizioni per violino, violoncello e basso continuo, ossia la tecnica dei secoli XVII-XVIII in cui l’organo esegue la parte più grave di una partitura, accompagnando ininterrottamente il discorso musicale di altri strumenti. Assolutamente impeccabili il violino di Matteo Anderlini ed il violoncello di Francesca Vignato. Riccardo Favero, dal tocco delicato e con mano sicura ha letteralmente fatto cantare, sussurrare, parlare l’organo Bazzani, tirando fuori mille sfumature, variazioni e tutti i colori della laguna. Il programma musicale era infatti incentrato sul Settecento veneziano di Benedetto Marcello, alternato da citazioni e traduzioni del sommo Bach, a dimostrazione che il compositore tedesco teneva in alta considerazione il musicista e avvocato veneziano suo contemporaneo.

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