Rosolina d’Autore chiude con Ilaria Rossetti: la memoria del Novecento per interrogare il presente.
ROSOLINA-(RO)-Un viaggio tra generazioni, memoria e fragilità del presente ha concluso Rosolina d’Autore, la rassegna organizzata dal Centro Socio-Culturale di Rosolina – per una civiltà dell’incontro APS, insieme al Circolo Noi Rosolina APS e con il patrocinio del Comune di Rosolina.
Ospite dell’ultimo appuntamento è stata Ilaria Rossetti, arrivata a Rosolina per presentare il suo nuovo romanzo. Qualcuno da odiare. Ad aprire la serata, il richiamo a una frase di Charlie Chaplin ne Il grande dittatore: “L’odio finisce per avvelenare l’anima degli uomini.” Parole che hanno accompagnato tutto l’incontro e che sembrano attraversare anche le pagine del libro.
Nel presentare l’autrice è stato ricordato il primo incontro con Rossetti, a Este, in occasione della presentazione de La fabbrica delle ragazze, romanzo che ha riportato alla luce una pagina dimenticata della storia italiana. Già allora aveva colpito la sua capacità di instaurare un dialogo autentico con il pubblico, qualità ritrovata anche durante la serata di Rosolina.
Ilaria Rossetti, scrittrice e formatrice, è una delle voci più interessanti della narrativa italiana contemporanea. Il suo percorso intreccia scrittura, memoria e attenzione alle fragilità umane. Nata a Lodi, dopo esperienze tra Cardiff e Londra, ha vinto il Premio Campiello Giovani nel 2007 con il racconto La leggerezza del rumore. Tra i suoi romanzi si ricordano anche Le cose da salvare (Neri Pozza, 2020), vincitore del Premio Salerno Libro d’Europa e del Premio Lugnano, oltre che finalista al Premio Wondy di Letteratura Resiliente.
Accanto all’attività di scrittrice, insegna alla Scuola Holden di Torino e presso Feltrinelli Education, dove si occupa di scrittura e tecniche della narrazione. Con Qualcuno da odiare, Rossetti mette in scena un confronto tra epoche e generazioni. Da una parte Abele, un uomo di cento anni custode della memoria del Novecento e del colonialismo italiano in Etiopia; dall’altra Ludovica, giovane precaria alle prese con l’incertezza e la fragilità del presente. Due mondi lontani che finiscono per incontrarsi.
Nel romanzo emergono la paura, il senso di tradimento vissuto da molti giovani e il rischio che rabbia e delusione vengano intercettate da gruppi capaci di trasformarle in odio verso l’altro. Il rapporto tra Abele e Ludovica diventa però anche occasione di messa in discussione: del passato, delle convinzioni personali e del modo stesso di guardare il presente. A dialogare con l’autrice è stata Matilde Zago, guidando il pubblico dentro i temi più profondi del libro: la memoria, ciò che scegliamo di non vedere e il confine sottile tra paura e disumanizzazione. Una chiusura intensa per Rosolina d’Autore, che ancora una volta ha trasformato la letteratura in uno spazio di confronto e consapevolezza civile.




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