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UE-COLDIRETTI, OK STOP ALIMENTI PRODOTTI DA LAVORO FORZATO.

ROVIGO-Sono diversi i cibi che entrano nel nostro Paese su cui grava l’accusa di essere ottenuti dall’utilizzo del lavoro forzato, dal concentrato di pomodoro cinese al riso indiano, fino ai gamberetti tailandesi. Parlamento e Consiglio dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo sul regolamento che prevede che venga vietata l’immissione e la messa a disposizione sul mercato dell’Ue, o l’esportazione, di qualsiasi prodotto realizzato utilizzando il lavoro forzato. “Questo primo accordo è molto importante – commenta il presidente provinciale di Coldiretti Rovigo Carlo Salvan – perché oggi le merci ottenute dalla moderna forma di schiavitù riguardano oltre 26 milioni di persone in tutto il mondo, tra cui ci sono anche minori”. L’intesa introduce modifiche significative alla proposta originaria, chiarendo le responsabilità della Commissione e delle autorità nazionali competenti nel processo investigativo e decisionale. La decisione finale (cioè vietare, ritirare e smaltire un prodotto realizzato con lavoro forzato) sarà presa dall’autorità che ha condotto l’indagine. Nel caso in cui la decisione sia presa da un’autorità nazionale si applicherà in tutti gli altri Stati membri sulla base del principio del reciproco riconoscimento.

“La concorrenza sleale danneggia l’agricoltura italiana per questo l’Ue deve far valere il principio di reciprocità su tutti gli accordi commercialispecifica Salvan. Secondo l’analisi della Coldiretti sui dati del Dipartimento del lavoro Usa, tra i prodotti agroalimentari coltivati o trasformati grazie al lavoro forzato di adulti e bambini ci sono anche peperoncini dal Messico, riso dal Mali, castagne dal Perù, pesce dalla Thailandia, dall’Indonesia e dalla Cina, canna da zucchero dal Brasile. Cibi che finiscono sugli scaffali dei supermercati italiani o europei invasi dalle importazioni di prodotti extracomunitari che fanno concorrenza sleale ai produttori agricoli e mettono a rischio la salute dei consumatori. Coldiretti ha più volte sollecitato l’Unione Europea a bloccare le importazioni di prodotti alimentari ottenuti dallo sfruttamento.

“Non possiamo pensare di consumare qualcosa che per noi è fuori legge – conclude Salvan – è necessario che dietro tutti i cibi che arrivano sulle nostre tavole ci sia un percorso di qualità che riguarda sia il cibo che chi lo produce, quindi è indispensabile la tutela dei minori, oltre che del diritti dei lavoratori, ma anche dell’ambiente e della salute”.

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