L’olio del Don – Scardovari.

PORTO TOLLE-(RO)-Ma ti pare possibile che le olive prodotte nell’estremo Delta possano diventare olio?

Questa era la domanda che si ponevano i tanti scettici, che tutte le mattine seduti difronte al bar della chiesa di San Pietro e Paolo ed i passanti che transitavano in via Roma, la strada principale di Scardovari frazione di Porto Tolle, esclamavano nell’ammirare le 5 piante di ulivo messe a dimora diversi anni fa, fra la chiesa e la canonica dell’importante frazione deltina.

Presto detto, dopo un periodo di amorevole cura del vulcanico parroco Don Ermanno Caccia, sostenuto dall’amico Dani e le potature dell’esperto del cugino Claudio, il dilemma è stato risolto. Infatti quest’anno 4 delle 5 piante sviluppate in un angolo fra la Chiesa e la canonica riparate dai venti principali, hanno prodotto fra olio e olive in salamoia, oltre 140 kg di olive. La raccolta ha impegnato gli Amici Dani, Monica, Antonello, Morena e Angelo, con la super visione del Don Caccia per una giornata e mezza,  fra peripezie ed equilibrismi. Alla fine nel vedere tutto quel prodotto ha fatto scattare subito l’idea, da  parte dell’armata,  di trasformare la maggior parte di quel prodotto in olio; usufruendo di un oleificio di Verona che ha dato subito la sua disponibilità per la molitura.

E sabato scorso al prodotto ottenuto delle olive di Scardovari è stato apposto l’etichetta ed il sigillo. Grande soddisfazioni nelle espressioni presenti all’interno della canonica, da parte di tutti i collaboratori e del Parroco, che hanno visto concretizzare quell’atto di solidarietà in bottiglie di olio, le  quali saranno utilizzate per raccoglie fondi da destinare alle esigenze della chiesa. Ora per Scardovari potrebbe partire una nuova sfida, che è quella di mettere a disposizione della parrocchia per il prossimo anno, la produzione degli ulivi che nei tanti giardini della frazione sono presenti e che per anni  ha visto andare consumato che hanno prodotto e chissà se anche nella testa di qualche imprenditore agricolo, scatta l’idea di realizzare un impianto. Così si potrà concretizzare che oltre alle cozze, al riso, alle vongole, ostriche e noci anche l’olio potrebbe diventare un prodotto a marchio “Parco del Delta del Po- Mab Unesco”. Ai posteri l’ardua sentenza.

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