La prof.ssa Natalia Periotto racconta di Pasolini e coinvolge il pubblico presente.

ROVIGO-Nell’ambito delle iniziative di “Adria città che legge” si è svolta nella sala consiliare di palazzo Tassoni, lunedì scorso, una  conferenza   sul centesimo anniversario della nascita di Pier Paolo Pasolini. Una celebrazione  affidata alla prof.ssa Natalia Periotto Gennari, che potrà essere rivista sul canale Youtube del Comune di Adria.

Dopo l’introduzione da parte del presidente del Consiglio comunale Francesco Bisco e di Antonio Giolo, referente della Biblioteca comunale “Luigi Groto”, la relatrice ha ripercorso non solo tutta la vita e la molteplice opera di Pasolini, ma ha colto gli elementi essenziali della sua ispirazione e della sua statura di intellettuale. Ha descritto gli inizi della sua produzione poetica in dialetto friulano a Casarsa, con la quale il poeta già manifestava non solo la sua attenzione alla gente esclusa, agli umili, come farà con i suoi film e come farà anche a Roma con il suo immergersi nella vita dei ragazzi delle borgate romane, ma insieme il suo atteggiamento di disobbedienza civile, di volontà di conferire dignità letteraria al dialetto sia friulano sia romano, studiati in modo preciso ed efficace.

Dalla relazione della Periotto è emerso che Pasolini ha sempre avuto un’attenzione costante  alla lingua, sia quando usava il linguaggio dei “ragazzi di vita” sia nell’uso raffinato della lingua italiana nelle sue poesie in terzine di endecasillabi. La prof.ssa Periotto ha accennato poi a tutta la produzione teatrale ispirata al teatro greco e a quella cinematografica, a partire dal Vangelo secondo Matteo – che il regista aveva dedicato “alla cara, lieta e familiare memoria di Giovanni XXIII” – a “Salò le 120 giornate di Sodoma”. Soffermandosi su quella Trilogia della Vita, come l’autore stesso l’ha chiamata, fatta dai Racconti di Canterbury – Il Decamerone – Il Fiore di mille e una notte, incentrata su una società medievale con una sessualità libera Trilogia poi più tardi ripudiata negli “Scritti corsari”, gli articoli che ha scritto sul Corriere della Sera, perché non più rispondente alla realtà di una società rovinata dal capitalismo, che ha snaturato la società, annullando le diversità e distruggendo quel mondo preindustriale, agricolo, genuino a cui lui era affezionato già dal periodo iniziale della sua vita in Friuli. La stessa ambientazione dei suoi film ci fa capire come l’ambiente per lui aveva una sua sacralità, per cui il Vangelo secondo Matteo non l’ha ambientato in una Israele troppo moderna, ma nella Lucania, e l’Edipo Re non in Grecia ma nel Magreb.

La parte più coinvolgente della relazione della professoressa è stato il riferimento al dramma esistenziale di Pasolini, un dramma durato tutta la vita che rende ragione della frase indirizzata alla sua grande amica Silvana Mauri, “La mia malattia consiste nel non mutare”. E’ il suo vissuto che emerge già nella raccolta di poesie “L’usignolo della Chiesa cattolica” in cui confessa la propria omosessualità usando un linguaggio liturgico in cui traspaiono tutti i sensi di colpa che l’hanno tormentato fino alla fine della vita. La continuità della sua condizione angosciosa trova, però, la sua più piena espressione nella poesia “Supplica a mia madre” della raccolta “Poesia in forma di rosa”. In essa Pasolini manifesta tutto il suo assoluto attaccamento alla madre, in una relazione, consacrata dal ruolo della madre Susanna in Medea e nella Madonna ai piedi della Croce, in cui si manifesta un legame che gli ha impedito di avere relazioni amorose con altre persone. Il pubblico numeroso e attento ha poi dimostrato il suo interesse attraverso alcune domande e osservazioni. 

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