Porto Viro-Giuseppe Tirelli espone nel “GRANAIO” di Cà Cornera

L’Associazione Culturale  Ca’ Cornera,  dove il Po si fa cultura ha il piacere di ospitare lo scultore piacentino Giuseppe Tirelli.  Le sue  sculture , in mostra nel  “GRANAIO”  di Ca’ Cornera seducono con la loro accentuata plasticità, rivelando una dolcezza e un’armonia sconosciuta. Figure enigmatiche avvolte in un alone fuori del tempo, dalle più diverse posizioni e atteggiamenti, corpi nudi o vestiti, modellati con cura e attenzione esprimono un abile controllo del gesto e del tratto. La fissità degli sguardi, assenti, indefiniti e distanti vivono silenziosamente il loro racconto antico, contemporaneo o futuribile che sia…

Giuseppe Tirelli
Il tempo, il silenzio, il racconto
a cura di Laura Gavioli 7 novembre – 31 dicembre 2015
Presentazione e incontro con l’artista sabato 7 novembre 2015  ore 18,00
Ca’ Cornera, stazione di sosta nel delta del Po
località Ca’ Cornera,3 – Porto Viro (Ro)
ingresso libero
info 0426 325457 – 348 7157940 www.cacorneradeltapo.it

Giuseppe Tirelli è nato in  Tanzania nel 1957, vive e lavora a Piacenza dove ha frequentato l’Istituto d’Arte “Gazzola” alla fine degli anni ’80. L’artista inizia il suo percorso attraverso una ricerca molto personale fondendo i caratteri della scultura classica con atmosfere contemporanee futuribili e cibernetiche. Il grande critico d’arte Edward Lucie-Smith ha collocato Tirelli tra gli artisti della “scultura neofigurativa italiana”. Tirelli collabora con importanti gallerie e negli ultimi anni il suo lavoro è apprezzato anche all’estero: molte sue opere sono state acquistate da collezionisti che vivono in India, Brasile, Stati Uniti, Russia, Australia e in tutta Europa.  www.giuseppetirelli.it

GIUSEPPE TIRELLI
Il tempo, il silenzio, il racconto
Uscire dall’infanzia… perchè mai? L’infanzia è una presenza continua, uno strato sostanziale
dell’esistenza, il luogo della fantasia e del possibile…
Si capiva subito, la prima volta che sono andata allo studio di Tirelli, che quel tempo della felicità
non era mai passato… Là, dietro il duomo di Piacenza, ho visto la sua produzione di opere di
scultura e, a quel tempo, anche di pittura. Mi aveva colpita la scelta dei soggetti… ricordo alcuni
titoli come Pinocchio impara a volare (1999), Peter Pan è cresciuto (2002) Capitan America ha
mangiato troppi hamburger (2003)… L’artista mi spiegava le sue scelte come nostalgia delle icone
dell’infanzia e confermava una loro vitalità più forte di ogni intenzione.
Utilizzo riferimenti a racconti popolari, favole contemporanee tra cui il fumetto, modificando la
natura dei personaggi. cambiandone l’età, a volte il sesso ( pinocchietta ), adattandoli a storie
vissute o solamente sognate, in modo che la scultura possa assumere vita propria. Il tentativo è
quello di fare opere svincolate dalla moda del momento o da quella ricerca quasi paranoica della
”novità a tutti i costi“, tipica di certa arte contemporanea.
Modello soggetti che sono fuori del tempo, non collocabili in un’era precisa, sculture estranee
alla realtà, che vivono silenziosamente il loro racconto antico, contemporaneo o futuribile che
sia. A volte utilizzo copricapi antichi ( dai Sumeri, dagli Egizi, dai Babilonesi o anche dalle
streghe di Goya…) o di personaggi delle fiabe (Peter Pan, Pinocchio) perchè ritengo che possano
fermare il tempo, che abbiano la capacità di trasformare le sculture in personaggi che popolano
un futuro cibernetico o mondi paralleli…
La mia produzione vuole essere un modellato realistico ma non fotografico, più in relazione con
il disegno che con la fotografia o il cinema.
Questi anni sono stati intensi di mostre, in Italia e all’estero, di confronto con il pubblico, i
collezionisti e anche con il mercato. La ricerca ha goduto di interesse critico e di inevitabili
passaggi cruciali, sempre affrontati con puntualità non disinvolta ma sentendo, come è giusto che
sia, il valore della prova, che consentirà, quando è superata, di passare ad una fase ulteriore…
La creta è una grande tavola per il disegno tridimensionale e una scultura è una composizione
fatta di innumerevoli disegni eseguiti sulla terra bagnata: all’inizio usavo spesso dei bozzetti, ora
disegno direttamente sulla creta…
Il risultato della mia ricerca sono sculture silenziose che vivono fuori del mondo rumoroso cui
siamo abituati e che spesso mi sembrano dialogare meglio con gli animali che non con i loro
simili.
Il mio lavoro ruota principalmente attorno a tre elementi: il tempo, il silenzio, il racconto.
La scultura “Il tempo” nasce da una riflessione sull’immortalità dell’essenza umana poiché,
come sostiene il filosofo Severino, noi siamo esseri immortali che incontrano questa strana
dimensione, o fenomeno, che è il tempo. In questo incontro nasciamo, viviamo , invecchiamo e
poi torniamo fuori del tempo alla nostra immortalità. Questo è un concetto più scientifico che
religioso o forse è l’uno e l’altro. Nella scultura in questione, ho voluto descrivere l’immortalità
umana e anche la immutabilità della sua essenza.
Un racconto continuo che dall’infanzia non si interrompe mai, affiora e svanisce perchè il tema
principale è il tempo, un motivo vitale che scandisce la complessa orchestrazione creativa. Queste
figure che crescono e calano rispetto al centro della vita, invitano al silenzio, come impongono i
luoghi della natura nel delta del Po dove sono immerse per questo loro ultimo allestimento…
Ottobre 2015 Laura Gavioli

 

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