Rovigo

I soci di Italia Nostra della Sezione di Rovigo hanno visitato gli scavi di “Frattesina”.

FRATTA POLESINE-(RO)-Giovedì 01 Ottobre 2026 i soci gli amici e simpatizzanti di Italia Nostra Sezione di Rovigo hanno partecipato all’evento “Progetto prima Europa. Scavi aperti a Frattesina 2026” promosso dal Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine.

Il progetto “Prima Europa”-Le indagini rientrano nel progetto “Prima Europa. La Protostoria del Polesine”, dedicato ai siti della tarda età del Bronzo e dell’inizio dell’età del Ferro di Frattesina di Fratta Polesine, Villamarzana e Campestrin di Grignano Polesine. Il progetto coinvolge la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, il Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine, la Sapienza Università di Roma, l’Università di Padova e il CPSSAE – Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. La direzione scientifica dello scavo di Frattesina è di Andrea Cardarelli e Paolo Bellintani. Collaborano Wieke De Neef, Ivana Angelini e Cristiano Nicosia; la conduzione del cantiere è affidata a SAP Società Archeologica s.r.l.

La visita di Frattesina, in Veneto il più grande abitato europeo di tremila anni fa, dall’ambra al vetro-Sono stati proprio Andrea Cardarelli e Paolo Bellintani ad accompagnare prima al Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine e poi agli scavi nel sito di Frattesina, i numerosi visitatori fra di loro molti soci di Italia Nostra, ed appassionati di archeologia. Presenti alla visita e alla presentazione anche la direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Fratta Polesine Letizia Pulcini, la consigliera del CdA della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo Sandra Bedetti, gli archeologi e gli studenti esperti nelle diverse discipline che hanno partecipato al cantiere di scavo.

Lo scavo a Frattesina di Fratta Polesine e le nuove indagini stanno ricostruendo le abitazioni e l’organizzazione di uno dei principali centri dell’Europa protostorica. Case, attività artigianali, metallurgia e produzione del vetro sembrano convivere nello stesso tessuto insediativo. Tra i ritrovamenti anche un rasoio in bronzo dell’XI secolo a.C. Frattesina è conosciuta da decenni per l’ambra, i metalli, il vetro e per una rete di scambi che, oltre tremila anni fa, collegava il Polesine a regioni molto lontane. Più difficile è invece riconoscere sul terreno la vita quotidiana di chi abitava questo grande centro della tarda età del Bronzo, mentre le necropoli ci avevano già raccontato molto con materiali straordinari. È proprio su questo punto che stanno lavorando le nuove ricerche: individuare le case e i laboratori, comprenderne la struttura e verificare come gli spazi domestici si rapportassero alle attività artigianali. Le indagini geofisiche mostrano un abitato esteso per oltre 25 ettari, molto concentrato e organizzato secondo moduli regolari, con una disposizione sostanzialmente ortogonale degli spazi. Sul terreno, però, leggere un edificio di tremila anni fa significa riconoscere tracce spesso minime: buche di palo, superfici di argilla, concotto, legni carbonizzati. La stratigrafia mostra quanto complessa sia stata la storia dell’insediamento. In appena una ventina di centimetri si susseguono superfici d’uso, livelli fortemente carboniosi, tracce di fuoco, cenere e nuove stesure di limo selezionato e deposto intenzionalmente. Potrebbero appartenere a più fasi edilizie sovrapposte.

 Uno degli aspetti più interessanti riguarda il rapporto tra abitazioni e produzione artigianale–Case e officine nello stesso spazio. Al momento non sembra emergere una separazione netta tra quartieri residenziali e aree produttive: le diverse attività appaiono piuttosto integrate all’interno dell’insediamento. Vicino a una struttura probabilmente collegata alla lavorazione dei metalli sono stati recuperati uno scalpello, altri utensili ancora da restaurare e un rasoio in bronzo bitagliente con il manichetto terminante a forma di becco d’uccello. Il rasoio viene datato all’XI secolo a.C. e costituisce anche un piccolo indizio sulla dimensione personale degli abitanti di Frattesina: un oggetto funzionale, ma probabilmente legato anche allo status e alla cura del corpo maschile.

 Il vetro prodotto in una fornace-Frattesina occupa una posizione particolare anche nella storia della produzione del vetro. Il sito viene indicato dagli archeologi come il più antico centro conosciuto di produzione seriale del vetro nell’Europa a ovest dell’Egeo. Da tempo erano note numerose testimonianze della lavorazione, ma mancava quella che Paolo Bellintani definisce la «pistola fumante»: la struttura produttiva. Le ricerche hanno infatti individuato una fornace interpretata, con molta probabilità, come impianto per la produzione primaria del vetro grezzo. All’interno e negli spazi circostanti sono stati trovati frammenti di crogioli e residui di lavorazione. Le analisi archeometriche condotte con la collaborazione di Ivana Angelini dell’Università di Padova indicano una produzione locale, basata anche sull’impiego delle sabbie del Po. Il vetro grezzo, inizialmente di tonalità acquamarina, poteva essere successivamente rilavorato e colorato, per esempio in blu mediante cobalto o rame e in rosso con composti del rame o del bronzo.

Gli abitanti di Frattesina-Rimane una domanda difficile: chi erano gli abitanti di questo centro? Per un periodo privo di fonti scritte locali non è possibile attribuire automaticamente la popolazione di Frattesina a un gruppo etnico preciso. Nei secoli successivi, tuttavia, in questa parte dell’Italia si svilupperanno i centri legati ai Veneti antichi, e gli archeologi considerano possibile una continuità almeno parziale tra quelle popolazioni. Frattesina era inoltre un luogo attraversato da persone provenienti da regioni diverse. Le analisi isotopiche offrono oggi nuovi strumenti per studiare questa mobilità. Un individuo sepolto nella necropoli delle Narde e interpretato come guerriero avrebbe, secondo le indagini citate nel reportage, una provenienza compatibile con l’area delle Valli Grandi Veronesi. Intorno all’inizio del IX secolo a.C. il sistema degli insediamenti del Medio Polesine entra infine in crisi. Nello stesso periodo iniziano però a svilupparsi grandi centri come Este, Padova e, più a sud, Bologna: un passaggio sul quale le ricerche stanno cercando di definire meglio forme e possibili continuità.

Gli scavi di Frattesina una grande fonte di scoperte-Anche quest’anno sono state fatte, durante i cantieri di scavo, scoperte molto importanti, soprattutto a “Frattesina” e cioè quelle che riguardano gli edifici abitativi. Splendida giornata, quella di giovedì per Italia Nostra, ed interessante visita con più di cinquanta persone molto soddisfatte che porteranno con loro l’esperienza di aver messo direttamente i loro piedi nel cantiere di scavo, e di aver sentito raccontare del loro lavoro gli esperti archeologici, che da più di un mese hanno lavorato per queste nuove scoperte a “Frattesina”.

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