Adria

Salute mentale, Adria si confronta: «Sleghiamo il pregiudizio».

ADRIA-(RO)-Una persona è molto più della sua diagnosi: ha una storia, relazioni, capacità e un progetto di vita. È questo il messaggio emerso dal convegno “Sleghiamo il pregiudizio – Insieme contro lo stigma”, che il 10 ottobre ha portato all’Auditorium Pertini di Adria un confronto sulla salute mentale e sulle responsabilità dell’intera comunità. L’iniziativa è stata promossa da AITSaM Polesana con il patrocinio del Comune di Adria e dell’ULSS 5 Polesana.
La data coincide con la Giornata mondiale della salute mentale. Per il 2026, l’Organizzazione mondiale della sanità ha scelto il tema “Lived experiences heard: real voices, real change”, traducibile come “Ascoltare le esperienze vissute: voci autentiche, cambiamento reale”. Un invito a coinvolgere concretamente le persone con esperienza diretta di problemi di salute mentale nella progettazione dei servizi e nelle decisioni che riguardano la loro vita.

Ad aprire l’incontro è stato Mauro Colombo, che ha richiamato il cambiamento culturale legato alla legge 180 e la necessità di continuare a costruire una comunità capace di accogliere. Nei saluti iniziali, Elisa Romani, direttrice del CSA, ha espresso disponibilità alla collaborazione, mentre l’assessora Marzia Manzetto ha sottolineato l’importanza di una rete di sostegno per le persone e le famiglie.
Il primo confronto, moderato da Marco Roccato, ha riunito il mondo dei servizi, dell’associazionismo e della formazione universitaria. Marilena Martucci, direttrice del Dipartimento di salute mentale dell’ULSS 5 Polesana, ha descritto una rete che comprende servizi territoriali, assistenza ospedaliera e strutture residenziali. Una rete chiamata a rispondere a bisogni complessi, attraverso percorsi che tengano conto anche delle relazioni e dell’ambiente in cui ciascuna persona vive. Martucci ha richiamato l’attenzione sui bisogni dei giovani e sulla necessità di risposte tempestive e specialistiche. Ha inoltre evidenziato le difficoltà legate alla carenza di personale, spiegando che la pressione sui servizi interessa diversi territori del Polesine.

Sul rapporto tra assistenza e vicinanza alle famiglie è intervenuto Ferruccio Donà, presidente di AITSaM Polesana. Il suo intervento ha posto l’accento sulle difficoltà di chi vive nelle zone più periferiche del Delta e sul rischio di affrontare la sofferenza senza un sostegno adeguato. Da qui la richiesta di maggiori risorse e di una presenza più capillare dei servizi.
Accanto alle criticità, Donà ha illustrato il valore dei gruppi di auto mutuo aiuto attivi a Rovigo e Adria: incontri nei quali le famiglie possono condividere esperienze, trovare ascolto e costruire relazioni di sostegno. Uno spazio di confronto che affianca il lavoro dei professionisti e contribuisce a contrastare l’isolamento.
Alla formazione è stata dedicata un’altra parte significativa del dibattito. Sara Gasparetto, del corso di laurea in Infermieristica dell’Università di Ferrara con sede ad Adria, e Sara Ferron, del corso di laurea in Tecnica della riabilitazione psichiatrica dell’Università di Padova, hanno sottolineato l’importanza della collaborazione tra professionisti.
Ascoltare, riconoscere i bisogni, comunicare con attenzione e condividere le competenze sono elementi essenziali della cura. Anche il linguaggio ha un peso: parole ed etichette possono alimentare il pregiudizio oppure contribuire a superarlo. Il percorso formativo presentato durante il convegno ha affrontato questi aspetti, arrivando alla realizzazione di un manifesto contro lo stigma. Al centro, il principio che «la persona non è la sua diagnosi».

Il secondo confronto, moderato da Gaia Spicciarelli, ha approfondito i percorsi di riabilitazione e autonomia. Vanda Bui, responsabile delle strutture residenziali del Dipartimento di salute mentale, ed Elena Berto, psicologa di Corte Guazzo, hanno raccontato il lavoro svolto nelle comunità, tra attività quotidiane, laboratori e occasioni di incontro con il territorio. Le esperienze di Ca’ Rossa e Corte Guazzo hanno mostrato quanto sia importante mantenere aperto il rapporto con la comunità e sostenere gli operatori con risorse adeguate. Dal confronto è emerso anche il ruolo del lavoro nell’inclusione sociale. I rappresentanti della Cooperativa Lavoratori Uniti Franco Basaglia di Trieste hanno illustrato un’esperienza nella quale l’attività lavorativa diventa occasione di autonomia, partecipazione e riconoscimento delle capacità personali.
A dare forma a questi temi è stato il video del laboratorio teatrale con gli ospiti di Ca’ Rossa e Corte Guazzo, accompagnato dal lavoro di Maurizio Turatti. Un momento che ha portato sullo schermo creatività e partecipazione, prima della conclusione dedicata alla musica e alla socialità. Il percorso proseguirà con “Sguardi oltre”, la mostra di opere realizzate dagli utenti del Dipartimento di salute mentale, annunciata dal 13 al 19 novembre in sala Cordella, con apertura dalle 10 alle 17. Un’altra occasione per incontrare le persone attraverso ciò che sanno creare e condividere.   Guendalina Ferro

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