Comunicati stampaRovigo

TRE ONDE IN MARE, DELTA DEL PO.

ROVIGO-Nella sala della Gran Guardia a Rovigo, domenica 17 marzo, Italia Nostra sezione di Rovigo ha presentato il progetto educativo “TRE ONDE IN MARE, DELTA DEL PO” rivolto ai giovani, per aiutarli a conoscere più da vicino il territorio in cui vivono e a scoprirne il patrimonio culturale.

Dopo i saluti del presidente, Fabio Bellettato, che ha ringraziato il comune, per aver accolto l’iniziativa della sezione rodigina nell’ambito delle domeniche ecologiche e in particolare tutti i partecipanti al progetto, è intervenuta Dina Merlo (ex assessore all’ambiente) che ha sottolineato l’importanza di progetti come questi che coinvolgono le scuole e affrontano  temi culturali, nella consapevolezza che la tutela dell’ambiente richiede conoscenza e impegno da parte soprattutto delle giovani generazioni.

La coordinatrice Fiorenza Ronsisvalle ha presentato i protagonisti, 45 studenti e studentesse di tre istituti scolastici: ITG “A. Bernini”, ITIS “F. Viola” e Liceo “Celio Roccati”, con i loro tutor, ing. Claudio Pigato, prof.ssa Micol Andreasi, prof.ssa Odette Sette. Il Conservatorio di musica “F. Venezze” ha partecipato e collaborato al progetto con l’insegnante del corso di musica applicata alle immagini, Francesco Pellegrin, con gli allievi Elia Girotto e Giovanni Cavazza, autori della colonna sonora del filmato breve “Bassa Marea”, insieme all’allievo Marco Andreotti in qualità di sound designer. Il prof. Luca Marchetti, dell’Istituto Agrario Munerati di Sant’Apollinare, ha realizzato il sito treondeinmare.org nel quale è possibile rivedere tutte le attività svolte. Si è trattato di un vero e proprio viaggio conoscitivo ed esplorativo che ha appassionato i giovani partecipanti ai quali è stato chiesto, non solo di studiare il delta ma anche di raccontarlo, scegliendo il tema che più li interessava. Da questa ricerca sono scaturiti lavori che hanno descritto il delta sotto diversi punti di vista: letterario, storico, cinematografico e ambientale. A tutte le attività gli studenti hanno partecipato attivamente dando un contributo fattivo alla realizzazione dei due filmati brevi: “Bassa Marea” di Giorgio Fraccon e “Tre onde in mare, delta del Po, diario di un viaggio conoscitivo” di Fiorenza Ronsisvalle e Nicola Passarotto, con interviste, report fotografici e l’utilizzo del drone che ha restituito immagini affascinanti di un territorio unico e straordinario. “Tre onde in mare” è stata un’esperienza, importante sia come crescita a livello conoscitivo e di apprendimento che formativa.

Nicola Gasparetto, direttore della biblioteca “G. Baccari “di Lendinara ha ripercorso gli anni di un giovanissimo Cibotto, che nella Lendinara della metà circa del ‘900, aveva trovato un ambiente culturale, vivace e stimolante, il cui protagonista di riferimento era il critico d’arte Giuseppe Marchiori. Attorno a questo intellettuale lendinarese si era creato un vero e proprio cenacolo. Nella cinquecentesca Ca’ Dolfin e nello storico Caffè Grande, il giovane giornalista rodigino s’incontrava con Umberto Saba, Giuseppe Santomaso ed altri letterati ed artisti. A questa intensa e significativa stagione culturale Cibotto rimase costantemente riconoscente. Non a caso, quando nel 1993 la città di Rovigo dedicherà la più importante mostra su Giuseppe Marchiori, a Palazzo Roncale, le pagine introduttive del catalogo furono affidate a Cibotto. La svolta decisiva che lo portò ad essere scoperto come scrittore fu il drammatico evento dell’alluvione che segnò lo spartiacque per la storia sociale ed economica del Polesine, ci fu infatti un Polesine prima del ‘51 e dopo il ‘51. In quei giorni drammatici Cibotto raccoglierà i primi appunti che andranno a riempire le pagine di Cronache dell’alluvione. L’inizio di quello che poi diventerà un profondo legame sentimentale con il delta.

 

Odette Sette, insegnante di lettere del Liceo Celio Roccati, ha sottolineato come il lavoro degli studenti sia partito dalle parole di Bepi De Marzi su Cibotto, il coraggio della solitudine e da un’immagine, il poeta Eugenio Montale sul faro di Pila. Le parole sono importanti perché ci aiutano a capire ma se non le “sentiamo” rimangono vuote così come le immagini. Il gruppo ha lavorato in sintonia con il regista di “Bassa Marea” Giorgio Fraccon per riunire immagini del delta che si accompagnassero alle parole di Cibotto e ai suoni dell’ambiente curati da Marco Andreotti. Cosa ci faceva Montale sul faro di Pila? Il poeta aveva voluto visitare i luoghi descritti da Cibotto in Cronache dell’alluvione ed era rimasto affascinato dall’infinito di quel mare che scorgeva dal faro. “Me mare” come lo chiamava Cibotto e che in dialetto significa “mia mamma” era il luogo non luogo, l’infinito nel quale perdersi, il legame forte con la madre vita che è la natura. Nel delta abbiamo cercato questo luogo non luogo, questo infinito che ti trovi davanti e che è la solitudine con la quale tutti noi facciamo i conti, con la quale anche i ragazzi devono fare i conti, perché alla fine questo “coraggio della solitudine” lo puoi trovare solo dentro te stesso. “L’esattezza geografica non è che unillusione. Il Delta Padano, per esempio, non esiste. Lo stesso dicasi, a maggior ragione, per Scano Boa. Io lo so, ci sono vissuto.”

Giampaolo Gasparetto, fondatore dell’associazione culturale “Ca’ Cornera, dove il Po si fa cultura”, ha condiviso con i presenti la sua esperienza personale di collaborazione ed amicizia con Gian Antonio Cibotto. Il primo incontro è avvenuto nel 1995 in occasione della grande mostra sul Po del ‘900 organizzata dall’Emilia Romagna. A Cibotto era stato chiesto di mettere a disposizione la sua biblioteca. In quegli anni Giampaolo Gasparetto e sua moglie Lella, avevano trasformato il loro granaio in una galleria d’arte dove   artisti e scrittori, ancora oggi, vengono ospitati per promuovere e valorizzare il patrimonio culturale del delta. Nel 2001, 50° anniversario dell’alluvione, nella “galleria-granaio” venne allestita una mostra di disegni di Tono Zancanaro e l’invito, un insolito e originale foglio di giornale, piegato in quattro, riportava alcuni brani di Cronache dell’alluvione. L’amico Cibotto, assiduo frequentatore di Ca’ Cornera, amava camminare lungo l’argine, unico punto elevato dal quale osservare il paesaggio e sentirsi sospeso, per lui era come volare a bassa quota. Giampaolo, tenendo in mano un invito con disegnato un gatto e la scritta: dolcissimo con gli amici, beffardo ed irriverente con i seccatori, ha ricordato scherzosamente come tale similitudine avesse divertito Cibotto e ha raccontato come il delta fosse per lui un luogo dove rifugiarsi e ritrovarsi.  Con la proiezione del filmato breve “Bassa marea” del giovane regista adriese Giorgio Fraccon, è terminata la prima parte dedicata al Delta letterario. Nel video il racconto inizia con immagini d’epoca che si alternano a quelle attuali. In questa sua narrazione, Fraccon fa emergere il profondo e intimo legame di Gian Antonio Cibotto con il paesaggio del delta attraverso le parole stesse dello scrittore e di chi lo ha conosciuto o studiato.

Sabrina Andreotti, studentessa dell’Istituto per Geometri, ha presentato il suo lavoro di ricerca sull’origine del delta moderno: una mappa idrografica dinamica che in modo molto chiaro ed essenziale focalizza e descrive due importanti eventi che ne hanno determinato la formazione, la rotta di Ficarolo del 1150 e il taglio di Porto Viro eseguito dalla Serenissima nel 1600. Il suo racconto “grafico”, semplice e di facile comprensione, risponde ad una esigenza precisa, divulgare la conoscenza sulla storia complessa di questo territorio rivolgendosi in particolare agli alunni delle scuole primarie.

 

Caudio Pigato, insegnante di topografia all’ITG di Rovigo, ha esposto il gravoso problema della subsidenza del Delta riassumendo i danni subiti e che continua a subire a seguito delle estrazioni di metano disciolto nelle acque superficiali ed ora anche dai giacimenti profondi dell’Alto Adriatico. Ha ricordato la figura dell’ing. Mario Zambon, di cui è stato stretto collaboratore e che ha fornito significativi sviluppi nello studio della subsidenza. Il fenomeno è ancora di estrema attualità, visto che sono state autorizzate dal governo le estrazioni proprio davanti al nostro Delta, nonostante l’opposizione della Regione Veneto, dell’Ordine degli Ingegneri di Rovigo, dei Consorzi di Bonifica, di Italia Nostra e delle associazioni ambientaliste. Oltre al problema della subsidenza indotta, di cui sono disponibili solo pochi studi di simulazione peraltro commissionati dalle stesse società petrolifere, preoccupa anche la presenza di una faglia in prossimità delle zone di estrazione, con l’evidente pericolo di scosse sismiche indotte, considerata la vicinanza del rigassificatore di Porto Viro.

 

Eddi Boschetti del WWF di Rovigo ha focalizzato l’attenzione su una particolarità unica che caratterizza l’ambiente del delta: essere ambiente naturale e antropico insieme. Il delta sicuramente ha un’origine naturale ma su questo ambiente è intervenuto ed interviene l’uomo, creando dei sistemi artificiali che hanno un grande valore naturalistico. Un delicato equilibrio tra natura e uomo, fattori complementari tra loro, sul quale si poggia l’ecosistema, uno non potrebbe esistere senza l’altro. Il primo presidio naturale come difesa dal mare è lo scanno che si forma grazie ai depositi portati dal Po e quindi grazie ad una natura morta come i tronchi degli alberi trascinati dal fiume e depositati alla foce, che verranno interrati dalla sabbia portata dal vento e sulla quale compariranno le prime piante pioniere. Con le piante arrivano quasi contemporaneamente altri esseri viventi come gli uccelli che vanno a nidificare, mimetizzandosi su quei lembi di terra. Questa lunga storia evolutiva del delta è testimoniata dalle dune fossili, quantomeno dalle tracce di quelle rimaste che indicano l’esatta linea di costa nelle varie epoche. Il delta ospita una flora e una fauna che trovano il loro habitat sia in ambienti naturali che artificiali come i canali di bonifica e le valli da pesca, ricchi di biodiversità. Tra le specie più rare c’è il Pelobate fosco, un anfibio che vive sottoterra, dopo due secoli è ricomparso il lupo e dopo 60 anni anche la Lontra mentre, come specie inedita, è stato avvistato lo sciacallo dorato. In chiusura dell’incontro è stato proiettato il filmato breve “Tre onde in mare, Delta del Po, diario di un viaggio conoscitivo” di Fiorenza Ronsisvalle, montaggio di Nicola Passarotto, che ha ripercorso i temi di approfondimento proposti nei laboratori didattici e le attività svolte dagli studenti e dagli insegnanti.

 

Commenta tramite Facebook
Condividi con i tuoi amici