TRA VILLE E GIARDINI XXIII-TUTTA LA DOLCEZZA SELVAGGIA DELLE DONNE DI FLO.

CORBOLA (RO) – Temperamento indomito, storie crude di donne che non si sono mai arrese, ritmi caldi che scuotono dal torpore emotivo e poi, la storia millenaria del piccolo borgo di Corbola, che avvolge la serata come un manto. Un concerto di quelli che non si dimenticano, la sera del, 20 luglio, in piazza Chiesa, a Corbola, con Flo, la cantautrice partenopea, che si è esibita nel live “Brave ragazze”, terzo appuntamento dell’itinerario di spettacoli dal vivo Tra ville e giardini XXIII: il palcoscenico estivo del Polesine.

Ad accogliere, per la prima volta, il pubblico e la macchina organizzativa di Tra ville e giardini, c’era il sindaco Michele Domeneghetti, con la sua giunta in platea, che, nello spirito del festival, ha tracciato il contesto storico-sociale del luogo: la spianata dove sorgeva la vecchia chiesa del ‘600, di cui rimane solo il campanile e l’aneddoto sulla campana di San Marco che ferma le tempeste. Così, con gli spettatori ammaliati dalle suggestive luci che ritagliavano dall’ombra i profili della nuova chiesa neoromantica (edificata tra il 1920 ed il 1939), in quel lembo dell’isola fluviale di Ariano, è iniziata la musica. Una base ritmica di chiari e scuri, di pizziche e di riti mediterranei, di boleri messicani, di tamburriate e ballate, di milonghe latine; contaminazione e sperimentazione per gli ottimi Cristiano Califano, alla chitarra classica, e Michele Maione, percussionista e corista, dal tocco solido e verace, che ha arrangiato la maggior parte dei brani del concept album “Brave ragazze”, cui è ispirato il tour estivo di Flo, diminutivo di Floriana Cangiano.

“Brave” ragazze significa anche selvagge, indomite: donne che non si sono mai arrese alle tante mazzate della vita e che hanno portato avanti un’idea contro tutto e tutti. Donne incontrate per caso, cui Flo ha scritto una canzone, o cantautrici e artiste del passato, reinterpretate e tradotte da Flo, alcune per la prima volta in assoluto. A queste donne eroiche, e a tutte le “brave ragazze” di Corbola, e agli uomini che hanno saputo star loro accanto, Flo ha dedicato questo magnifico e potente concerto. Potente per i testi e per la base ritmica folk in acustico, che non ha bisogno di Marshall per perforare il cuore e il cervello; meraviglioso per la versatilità, il carisma, l’intensità, l’eleganza, la tecnica con cui la voce di Flo, chiara e volitiva, ha interpretato e fatto rivivere i mille sentimenti, le malinconie e le vittorie di queste donne. Per inciso: “Donne che non ci sono più e vanno dimenticate – ha detto Flo – ma se qualcuno le canta, possono continuare a vivere nella memoria”. E Flo le canta e le racconta, al pubblico ammutolito e attento. Violeta Parra, cantautrice, poetessa e pittrice cilena, con un incalzante “Maldigo del alto cielo” in italiano e spagnolo: nata poverissima, faceva una vita randagia suonando tra la gente con una chitarrina, e poi fu la prima latinoamericana ad esporre una personale al Louvre; morì suicida per crisi depressive, dopo aver speso i suoi averi per costruire un teatro che non interessò mai il grande pubblico. E poi c’è “Maddalena”, brano crudo e penetrante, dedicato ad una donna nata maschio, incontrata in un bar in Sudamerica, che per essere fedele alla sua natura, aveva perso tutto ed era costretta a prostituirsi per vivere. E “Chavela”, omaggio a Chavela Vargas, cantante messicana degli anni ’60, ed alla sua vita fuori dagli schemi. Donne reali in vite reale, come le storie di violenza domestica nel brano “Per guardarti meglio”, dall’album 31salvitutti (2020). Il ricordo della nonna Antonietta e dei suoi detti in napoletano stretto è l’occasione per parlare di adozioni, perché “i figli sono di chi li alleva”, col brano Furtunata: ispirato al dolcissimo “La gabbianella e il gatto” di Sepulveda. Leda Valladares, cantante argentina scomparsa nel 2012, semisconosciuta in Europa, munita solo di un modesto registratore, ricostruì la mappa musicale popolare del Tucuman per preservarne la memoria, e poi, per ironia della sorte, fu colpita da Alzheimer. Sua la struggente “Milonga con sauces”, milonga del salice: “sono come il vento, in balia del silenzio, come un fiore di campo, che Primavera accende in ogni sua cicatrice; Autunno lo perdona e Inverno lo maledice”. Ultimo ricordo in musica per Gabriella Ferri, “Me voi pe’te”, avanguardista della libertà sentimentale femminile; e per Rosa Balistreri, cantautrice siciliana degli anni ’60-’70, “una voce guerriera” come ha avuto modo di dichiarare Flo, per lei inesauribile fonte d’ispirazione che ha cambiato il suo modo di cantare. “Cu ti lo dissi” è l’omaggio alla “voce della Sicilia” dalla vita sfortunata e romanzesca. Al termine del concerto, tra gli scroscianti applausi e la richiesta di bis, il sindaco di Corbola, Michele Domeneghetti ha ringraziato l’artista con un delizioso dono “a tema”: un bouquet di gerbere, di “una bellezza ruvida” come le canzoni in scaletta ed un volume sulla soprano Rosetta Pampanini, una “brava ragazza” che visse gli ultimi anni a Corbola, e di cui il paese va fiero.

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