Sala gremita per la conferenza del prof. Gilberto Muraro su Giuseppe Mazzini.

ADRIA-(RO)-Un pubblico numeroso e attento ha seguito l’interessante presentazione del pensiero di Giuseppe Mazzini fatta dal prof. Gilberto Muraro, già docente e poi Rettore dell’Università di Padova e attuale Presidente della Fondazione Cariparo.

Il sindaco Omar Barbierato, in apertura dell’evento culturale, ha affermato che Giuseppe Mazzini è un personaggio fondamentale per la storia italiana e che molte sue idee e proposte nel tempo hanno trovato attuazione.

Il referente della biblioteca Comunale “Luigi Groto” e curatore dell’incontro culturale avvenuto in sala consigliare a palazzo Tassoni, Antonio Giolo, presentando l’oratore, ha evidenziato che Mazzini fra i grandi protagonisti del Risorgimento italiano, Cavour Garibaldi Vittorio Emanuele II, è il più vicino ai nostri problemi odierni, e ha ricordato come Adria sia stata a lungo di fede repubblicana, come nel Referendum monarchia/repubblica del 19 marzo 1848. Il prof. Gilberto Muraro ha esordito definendo Mazzini un personaggio scomodo, perseguitato dal governo sabaudo per le sue convinzioni repubblicane e costretto per molti anni all’esilio in Inghilterra. Durante il Risorgimento, nel confronto con le altre proposte politiche, monarchica e neoguelfa, la sua idea repubblicana è risultata perdente e anche Garibaldi, suo seguace, si arrese a Teano al re Vittorio Emanuele II. Però poi la storia ha giocato a suo favore e le sue idee si sono imposte. Idee già ben presenti nella Costituzione della Repubblica romana del 1848; Costituzione che conteneva alcuni concetti, come la sovranità popolare, il suffragio universale, i diritti e doveri del cittadini, l’eguaglianza fra i cittadini, che troveranno espressione, un secolo dopo, nella nostra attuale Costituzione. Accennando allo sviluppo storico, il relatore ha spiegato come durante il Rinascimento l’Italia fosse il centro culturale ed economico dell’Europa. Addirittura il prodotto interno lordo era superiore a quello degli altri paesi europei. Poi nell’Ottocento, rimanendo divisa, mentre negli altri stati si erano affermate le monarchie nazionali, era in condizioni pietose, come dice la seconda strofa dell’Inno di Mameli noi eravamo “da secoli calpesti e derisi”, perché non eravamo popolo, perché eravamo divisi. Questo il contesto in cui si inserisce l’azione educativa di Mazzini, vero padre della Nazione, con la fondazione nel 1831 della Giovane Italia. Il risveglio nazionale troverà una prima manifestazione nella cosiddetta “primavera dei popoli” nel 1848.

Dall’incontro è emerso che  Mazzini non è un uomo del passato, perché alcune sue intuizioni sono attualissime. In primo luogo la laicità, come capacità di accettazione della diversità e il rispetto delle diverse concezioni religiose e non religiose, di cui anche oggi, nella nostra società pluralista c’è bisogno. Pure le sue convinzioni sul piano economico, che si distinguevano sia dal Liberalismo sia dal marxismo, sono ancora valide. Secondo Mazzini il Liberalismo si occupava della produzione della ricchezza ma non della sua equa distribuzione, mentre il Comunismo volendo imporre dall’alto l’eguaglianza, attraverso la collettivizzazione, avrebbe finito per favorire l’affermarsi di una oligarchia burocratica e oppressiva. La sua terza via consisteva invece nella realizzazione della cooperazione che mettesse insieme impresa e lavoratori. In parte sul piano economico questa tendenza si è fatta strada. Negli anni ’70 del secolo scorso, con l’affermazione dello “stato sociale”, il benessere si è diffuso anche in classi sociali da sempre condannate alla povertà, e sono stati garantiti i diritti all’istruzione, alla casa, alla salute. Oggi però assistiamo a una crescita delle diseguaglianze, e Papa Francesco parla giustamente di “diseguaglianze intollerabili”. Mazzini è attuale inoltre per la sua modernissima difesa della parità di genere in linea con la concezione del grande economista John Stuart Mill. Infine il ruolo dell’Europa, presente nella fondazione della “Giovane Europa” del 1834, è uno dei temi di più grande attualità, ripreso nel Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli. Mazzini aveva molto chiara la distinzione fra nazionalità, da difendere, e nazionalismo, da evitare. Il prof. Muraro ha chiuso l’intervento citando a riprova del ruolo fondamentale avuto da Mazzini nella storia d’Italia le parole di De Gasperi alla Conferenza di Parigi del 1946 quando parlò delle “aspirazioni umanitarie di Mazzini”, insieme “alle concezioni universalistiche del Cristianesimo” e “alle speranze internazionali dei lavoratori” .

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